IL MINARETO- VILLA DAMASO BIANCHI

Villa Damaso Bianchi, più comunemente conosciuta come il Minareto, è una villa in stile moresco costruita nel 1912 alla Selva di Fasano (Br) da Damaso Bianchi, un eccentrico pittore nato a Bari nel 1861. Fasanese di adozione, Damaso Bianchi, fu uno dei primi ad interessarsi della tutela del paesaggio boschivo della Selva tanto da meritare l’incarico di ispettore onorario dei monumenti, degli scavi e oggetti d’antichità e d’arte.

Rimasto affascinato dall’Oriente, probabilmente dopo un viaggio in quelle terre, Damaso Bianchi fece realizzare su uno dei luoghi più panoramici della Selva, questa costruzione che curò in ogni dettaglio e chiamò “minareto” per via dell’originale torre che svetta dalla vegetazione e sulla quale, come un muezzin invita alla preghiera, così l’ideatore doveva restare incantato nello scorgere un panorama che a 360° spazia dal mare ad est, per perdersi nella valle del Canale di Pirro sino alle ultime propaggini delle Murge ad Ovest.

Il Minareto negli anni ’20 e ’30 del ‘900 fu luogo di rinomate feste mondane e di cultura, visto che don Damaso era anche un apprezzato pittore. Si racconta che durante le feste in cima alla torre venisse acceso un lume ad acetilene per simboleggiare il faro della cultura, il sacro fuoco dell’arte.
Fu anche scuola di tessitura tenuta dalla nuova moglie Benedetta Tangari, in seguito alla scoperta di una correlazione tra la cultura dell’Altosalento e quella orientale: i trulli, i tappeti fasanesi e le bisacce.
Nel 1935 Damaso Bianchi si spense e nel 1937 il suo primogenito, Giuseppe, vendette il Minareto, ad un prezzo simbolico, alla GIL (Gioventù Italiana del Littorio) di Brindisi, con lo scopo di farne una colonia climatica per bambini intitolata al genitore che operò sino agli anni ’50 e ’60.  Nel 1975 una legge decretò la soppressione degli Enti “inutili” e così venne sciolta la “Gioventù Italiana” e il bene passò alla Regione Puglia (febbraio 1976).

Dopo vari tentativi, nel 2003 la Regione Puglia ha concesso in fitto al Comune di Fasano la struttura e sono in corso lavori e progetti per il recupero della villa di cui, purtroppo, poco è rimasto dell’originario sfarzo. Nel 2006 è stato effettuato dal Comune di Fasano un intervento di ripristino dello spazio esterno antistante l’ingresso e vi si sono tenuti alcuni incontri e concerti. Sono in programma interventi di consolidamento e ripristino delle sale interne e della stessa torre che, una volta completati riporteranno il Minareto all’originario splendore.

Sul futuro uso del Minareto è in corso un dibattito e tante sono le idee un contenitore culturale e pinacoteca che ospiti le tele di Damaso Bianchi, attualmente custodite in depositi della pinacoteca provinciale di Bari alla quale furono donate dalla vedova Bianchi.

La struttura della villa si articola su due livelli, un piano terra con aula centrale e ambienti accessori e il piano nobile con loggiati e grandi finestre, dai caratteristici profili orientali. All’edificio principale si affiancano un “minareto”, un luogo di culto di dimensioni minime e una abitazione a trulli per la guardiania e un ampio spazio verde che cinge tutto l’edificio.

Un tempo il giardino doveva restituire un frammento d’Oriente in questo angolo di Murgia, infatti il proprietario fece erigere questo monumento al ritorno da un viaggio in Tunisia, curando nei minimi dettagli la struttura architettonica, l’apparato decorativo e il rapporto con il paesaggio. Fece realizzare pavimenti, infissi e mobilio in Tunisia su sui disegni originali.

L’edificio esprime una sintesi tra culture diverse, coniugando un prezioso dualismo artistico arabo e pugliese, rendendo la struttura un piccolo ma significativo esempio di architettura orientale in Occidente.

fonti: Associazione Pro Selva, prof.sa  Maria De Mola, wikipedia

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C come Caramia «Tentative de petite communion avec le cosmos»

C come Caramia «Tentative de petite communion avec le cosmos» è il titolo della mostra di Pierangelo Caramia inaugurata lo scorso 17 gennaio a Parigi, nella galleria «esSeRe» in roe du Fbg Saint-Antoine 56.

ceramiche design Pierangelo Caramia – pomodoro Regina Azienda Nicola Pero

In mostra quindici pezzi dell’architetto e designer di Cisternino: la panchina Gagarin in graniglia di cemento; il tavolino Arcadia Swing del 1987, il primo dei prodotti di Caramia ad avere un buon riscontro a livello internazionale; la credenza Assisi, in lacca lucida giapponese con due oblò rivestiti in tela di sacco per ricordare il saio di San Francesco d’Assisi e le ceramiche: Terre Cotte Italiane, Angeli in Terra, Stelle Viventi, Notte e Roma realizzate con la storica azienda Fasanoceramiche di Grottaglie.

Proprio con questi ultimi pezzi si esprime al meglio l’ultima ricerca di Pierangelo Caramia e il suo “tentativo di piccola comunione con il cosmo”, una ricerca volta alla necessità di esprimere una “serietà estetica” che, secondo Caramia, deve essere necessariamente legata a dei contenuti. Ricerca assolutamente indispensabile in tempi, come quelli che stiamo vivendo, in cui il mercato è saturo di prodotti legati alla cultura dell’usa e getta  che ogni giorno ci passano per le mani senza lasciare traccia di sé, svuotati di valori e privati di un’identità, soprattutto quella legata ai territori e alle loro tipicità, privi di quel potere che solo alcuni oggetti hanno, che è quello di trasmettere delle sensazioni, delle vibrazioni.

Per Caramia il design ha la responsabilità di dover rispondere a delle domande e di lasciare delle tracce, dei segni e sceglie di percorrere la strada a ritroso, ricercando nell’arcaico le risposte al contemporaneo.

Così nei suoi prodotti rielabora segni e figure proprie della tradizione iconografica meditarranea. Sono segni arcaici, come quelli che si trovano sui coni dei trulli della sua terra d’origine, Cisternino; segni  dipinti a mano per lasciare la traccia di un gesto o segni bianchi su fondo nero lucido, come sui piatti e sulle ciotole, nelle quali mette in evidenza i contrasti della materia ruvida con l’eleganza dello smalto nero lucido.

Per sublimare lo spirito della sua mostra Caramia al vernissage sceglie di offrire ai suoi ospiti Parigini prodotti tipici pugliesi: vino rosso dell’azienda Cardone di Locorotondo e Pomodori Regina di Torre Canne dell’azienda agricola Nicola Pero.

Nicola Pero, giovane imprenditore agricolo di Fasano, entrato a  far parte del presidio Slow Food del Pomodoro Regina di Torre Canne, ha messo a disposizione per l’allestimento della mostra le tipiche ramasole di pomodori appesi che risaltano sulla parete bianca sovrastando i grandi vasi “Terre cotte Italiane” in verde,bianco e rosso e ai secchi blu mare in una fotografia perfetta della nostra terra.

Grande successo sia per la scelta dell’allestimento e anche per l’assaggio offerto agli ospiti. In molti si sono complimentati con l’imprenditore, anche lui presente all’inaugurazione, per la qualità e per il gusto del prodotto. Ulteriore conferma del fatto che i prodotti tipici fasanesi, coltivati con cura, hanno un grande potenziale sul panorama internazionale.

A collaborare con Pierangelo Caramia per la realizzazione delle ceramiche la designer fasanese Valentina De Carolis, che dopo essersi specializzata in Design del prodotto all’Università Sapienza di Roma con Pierangelo Caramia come correlatore ha continuato a collaborare con lui occupandosi, tra le altre cose, di seguire lo sviluppo e la realizzazione dei prodotti nell’azienda di Franco Fasano a Grottaglie.

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La mostra sarà visitabile fino al 31 marzo 2013.

Valentina De Carolis

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